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domenica 30 settembre 2007

CENSURA E REPRESSIONE SESSUALE VANNO A BRACCETTO CON FONDAMENTALISMO RELIGIOSO E DITTATURA

Il potere esercita da sempre sugli uomini un fascino magnetico.
Oltre che conquistato il potere va però mantenuto.
E per fare questo occorre che il pensiero e il comportamento degli individui venga il più possibile uniformato e tenuto sotto controllo.
Chi detiene il potere e lo esercita in modo oppressivo è terrorizzato da qualunque cosa fatichi a tenere sotto controllo.
E poichè come è risaputo la pulsioni e gli istinti più difficilmente controllabili presenti negli esseri umani sono quelli legati alla sfera sessuali è facile comprendere il perchè la maggior parte dei regimi antidemocratici (siano essi di natura religiosa o meno) impongano una visione morale particolarmente severa.

Qui si possono trovare alcuni esempi di quanto ho scritto:

I risultati prodotti da simili imposizioni repressive sono questi.

Una menzione particolare merita l'ipocrisia di cui molto spesso si rende protagonista chi detiene il potere e cerca di imprigionare la società e gli individui attraverso l'arma della morale, dato che solitamente coloro che vietano determinati comportamenti sono i primi che li praticano.

martedì 14 agosto 2007

AGGIORNAMENTI DALL'IRAN

da "Il Giornale"
"In Iran vietato cercare il cane disperso"
Un quotidiano chiuso per aver intervistato una poetessa lesbica. Un ragazzo finito in commissariato dopo aver affisso un volantino per ritrovare quella «bestia impura» del suo barboncino smarrito. Le donne di Isfahan costrette a dimenticare le biciclette e le loro pruriginose pedalate. Diciassette adolescenti tra i 13 e i 17 anni sbattuti in galera dopo uno sconcio “festino promiscuo”. La campagna moralizzatrice lanciata dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad con l’approvazione della suprema Guida Ayatollah Alì Khamenei e l’indefessa collaborazione di polizia e servizi di sicurezza marcia a gonfie vele.
Ai primi di Mordad, il mese iraniano che inizia il nostro 23 luglio, le autorità avevano rinnovato gli avvertimenti, ma tutti avevano pensato al solito rituale, alla consueta sceneggiata estiva contro veli e mantelli troppo corti seguita dall’usuale tolleranza. La repressione di giornalisti poco allineati, studenti d’opposizione e militanti troppo critici, andava di pari passo – finora - con una certa accondiscendenza in campo sociale. Lo chiamavano modello cinese. Era la ricetta dei conservatori pragmatici, contrari alle riforme, ma convinti che un controllato lasseiz-faire evitasse rivolte plateali garantendo lunga vita al regime. Anche dopo l’elezione del presidente pasdaran tutto era continuato come prima. Lunghe chiome tinte strabordavano da veli multicolori. Seni e sederi disegnavano curve vellutate su mantelli corti e attillati. Caviglie e piedini dalle unghie tinte sbucavano dai calzoni al polpaccio e svettavano su tacchi e sandali aperti. Con i primi di Mordad tutto è finito. Il capo della polizia Ahmed Reza Radan ha dichiarato guerra agli abiti indecenti delle peccatrici e ai pervertiti tagli di capelli occidentali così di moda tra gli adolescenti della capitale. Subito dopo i «monkerat», le pattuglie specializzate nella lotta al vizio, hanno assunto il controllo di parchi e strade.
Ma il giro di vite supera le più pessimistiche previsioni. L’arresto di 230 giovani sorpresi a un ritrovo rock fuori dalla capitale è stato seguito da una serie di irruzioni in case private durante le feste del fine settimana. Nel corso di questi assalti ai covi della promiscuità, gli specialisti dei monkerat hanno individuato nove ragazzini e otto fanciulle tra i 13 e i 17 anni intenti a ballare e consumare alcolici in una villa di Teheran. Inevitabile l’arresto e probabile, dopo il rifiuto della libertà provvisoria, la condanna a una pena fino a tre anni. Ancor più inatteso il rigore della campagna anti-animali domestici. Benché il capo della polizia Reza Radan avesse rammentato la regola islamica che proibisce di accompagnarsi ad animali impuri, nessuno pensava di finir in galera per aver dimostrato troppo attaccamento a un barboncino. Si sbagliava. Chiedere informazioni per ritrovare un animale smarrito e dimostrargli affetto equivale infatti a «incoraggiare la detenzione di questi animali» e quindi «favorire la corruzione».
A Isfahan la polizia guida invece la lotta alle «sconvenienti abitudini» delle femmine locali convinte di poter bighellonare su biciclette, pattini e monopattini. In attesa dell’annunciata produzione di una «bicicletta islamica», capace di celare dietro una morigerata cabina le pruriginose mosse delle cicliste, la questura di Isfahan ha ripristinato le regole degli anni Ottanta promulgando l’assoluto divieto di pedalata per le sue cittadine.
Sul fronte politico l’indicatore più negativo è la chiusura, per la seconda volta, di Shargh, il quotidiano dei conservatori moderati dell’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani. L’editto di censura segue l’intervista a Saghi Ghaherman, una poetessa iraniana esule in Canada e paladina, dalle pagine del suo sito internet, dei diritti di omosessuali e lesbiche. Nell’intervista di una pagina, la signora Ghaherman si limita a invocare confini sessuali «flessibili» e Mehdi Rahmanian, direttore di Shargh si affretta a precisare di averla sentita soltanto in quanto poetessa. Non basta. Il quotidiano conservatore Kayhan, assai vicino alla Suprema Guida, denuncia l’intervista a una «controrivoluzionaria a capo dell’organizzazione iraniana delle lesbiche». Contemporaneamente l’organo di controllo della Guidanza Islamica vota la chiusura del quotidiano colpevole di «promuovere l’immoralità».
Per molti osservatori la chiusura rappresenta solo la prima mossa anti-Rafsanjani in vista delle votazioni – a partire dal 23 agosto - per la nomina del presidente dell’Assemblea degli Esperti. Il nemico numero uno di Ahmadinejad è infatti il grande favorito nella corsa per la presidenza dell’influente organo di controllo costituzionale a cui spetta, tra l’altro, la nomina della Suprema Guida.
Gian Micalessin


LINK UTILI:

domenica 5 agosto 2007

COME DEFINIRE UN REGIME DEL GENERE?

Il regime al quale mi sto riferendo è quello iraniano.
Di Iran mi ero già occupato scrivendo un post dove descrivevo il sistema istituzionale di quello Stato, spiegando perchè la democratizzazione non potesse partire dall'interno attraverso il processo elettorale.
Confesso di rimanere basito e incredulo ogni volta che mi capita di ascoltare qualcuno che difende il regime teocratico degli Ayatollah, in quanto fiero avversario del bieco e prepotente "imperialismo occidentale", ed in particolar modo di quello statunitense.
Alle obiezioni circa l'antidemocraticità del suddetto regime e le gravi e continue violazioni dei principali diritti umani viene sempre risposto che si tratta di esagerazioni da parte dei media occidentali, che la maggior parte della popolazione approva la condotta del regime e che ogni cultura merita rispetto, e quindi che il fatto di voler a tutti i costi imporre i principi democratici di matrice occidentale in contesti nei quali essi sono incompatibili con gli usi e le tradizioni locali non sarebbe altro che una forma di colonialismo, negando quindi il carattere universale di tali principi.

Riporto una serie di notizie recenti circa quello che accade in quel Paese, che tanta simpatia suscita in molti antiamericani e anticapitalisti di etrema destra e di estrema sinistra...



Mi auguro che a qualcuno prima o poi sorga qualche dubbio circa le sue convinzioni.
Ovviamente sperare in qualche manifestazione di dissenso nei confronti del regime iraniano di grandi dimensioni come quelle che vengono regolarmente organizzate contro gli Stati Uniti, contro le guerre (ma solo se americane), contro Israele o in occasione di eventi come il G8 è pura utopia, molto meglio continuare ad ignorare quello che succede perchè non è di nessuna utilità politica e lasciare che le persone (principalmente giovani studenti) che in Iran lottano per ottenere quei diritti di cui noi godiamo da parecchio tempo (e che troppo spesso diamo per scontati) rimangano sole nella lora battaglia e che vengano incarcerate e torturate nel silenzio generale o quasi.

Qualcuno è per caso in grado di rispondere alla domanda del titolo?
Io no, non trovo aggettivi.

giovedì 3 maggio 2007

L'ASSETTO ISTITUZIONALE DELLA REPUBBLICA ISLAMICA DELL'IRAN E L'IMPOSSIBILITA' DELLA MODERNIZZAZIONE SOCIALE

Qualche tempo fa, durante il corso di una discussione avvenuta sul blog di Lexi Amberson, riguardo alla situazione in Iran, mi è stato risposto:
"Il discorso è viziato alla base. Tanto per cominciare, il fondamentalismo iraniano è così potente grazie all'invasione in Iraq; giusto per dire che, alle volte, è meglio non fare niente che combinare casini.
Sanzioni ed embarghi sono una strategia controproducente, ma anche il regime change a base di bombardamenti aerei. Non c'è una soluzione facile, non per questo dobbiamo riciclarne una dimostratasi disastrosa. Sta di fatto che, fino a qualche anno fa, l'Iran era un paese rivolto al cambiamento, con un presidente riformista e una gioventù curiosa e ribelle; e questo ANCHE grazie al contesto di dialogo e di distensione (da parte di Europa e dell'amministrazione Clinton). Cos'hanno portato gli ultimi sette anni di voce grossa?"
Mi soffermerei con particolare attenzione su questa frase:
" Sta di fatto che, fino a qualche anno fa, l'Iran era un paese rivolto al cambiamento, con un presidente riformista e una gioventù curiosa e ribelle"

Esaminiamo l'assetto istituzionale dell'Iran:
-CAPO DEL POTERE GIUDIZIARIO: ha il compito di decidere le pene (ovviamente sulla base della legge islamica);
-PRLAMENTO (Maylis): è monocamerale ed è composto da 290 membri;
-PRESIDENTE: si accede alla carica mediante elezione popolare diretta, presiede e coordina l'attività dell'esecutivo;
-CONSIGLIO DEI GUARDIANI: è un organo composto dagli Ayatollah che ha il compito di vigilare sul rispetto dei principi della religione islamica e di assicurarsi che tutte le leggi approvate dal Parlamento non violino i precetti religiosi. Ovviamente le sue valutazioni sono completamente arbitrarie;
-CONSIGLIO DI CONTROLLO: ha la funzione di mediare nelle dispute tra PARLAMENTO e CONSIGLIO DEI GUARDIANI;
-GUIDA SUPREMA: è al tempo stesso la massima autorità religiosa e la più importante carica politica del Paese, in caso di dispute tra il PARLAMENTO ed il CONSIGLIO DEI GUARDIANI la decsione finale spetta a lui, ed è insidacabile;

Come è facilmente intuibile non fa nessuna differenza che il Presidente sia un riformista come Khatami o un estremista come Ahmadinejad, chi detiene realmente il potere sono gli Ayatollah, ed in particolare Khamenei (la Guida Suprema)..
Che vincano i riformisti o i fanatici religiosi non fa nessuna differenza, perchè tanto alla fine gli Ayatollah sono in grado di bloccare qualunque iniziativa a loro sgradita!
L'Iran non ha alcuna possibilità di cambiamento utlizzando il metodo elettorale, l'unica speranza per i democratici presenti in quello Stato è rappresentata da un'intervento esterno (non necessariamente di tipo militare), ipotesi però che in Occidente viene osteggiata dai più, che la bollano con i soliti appellativi quali "ingerenza" ed "imperialismo occidentale".
Alla faccia della lotta per la conquista della democrazia e della libertà condotta con coraggio ed orgoglio dai ragazzi di Teheran!