martedì 24 luglio 2012

MA IL VERO PROBLEMA E' L'APATIA?

La crisi sembra proprio non voler passare e la situazione, invece che fornire qualche elemento confortante e dare timidi segnali di speranza, sembra precipitare in modo continuo e inarrestabile continuando a mietere vittime, alcune delle quali eccellenti.

E' notizia di ieri infatti che l'agenzia di rating Moody's ha rivisto l'outlook del Lussemburgo, dell'Olanda e soprattutto della Germania, outlook che da stabile è passato a negativo.
Il contesto sociale dei Stati che fanno parte dell'Eurozona è incandescente, e ha generato veementi proteste e manifestazioni di piazza in vari Paesi, come ad esempio in Spagna.

Navigando tra blog, social network, forum e portali di informazione che danno agli utenti la possibilità di commentare non si può fare a meno di constatare che una parte rilevante di chi scrive si lamenta della pigrizia e dell'apatia dell'italiano medio, che invece di reclamare i suoi diritti e di far sentire le proprie ragioni attraverso forme pubbliche di protesta come, ultimi in ordine di tempo, stanno facendo gli spagnoli, preferisce disertare la piazza e continuare a vivere la sua vita come se niente fosse, totalmente assuefatto e anestetizzato dai media tradizionali.
A mio avviso il vero problema non è tanto quello di protestare o meno all'interno di cortei nutriti e bellicosi, quanto quello di dotarsi degli strumenti per capire i motivi e le cause che hanno determinato questa situazione, consentendo così di individuare le alternative adeguate alle classi dirigenti attualmente al potere o, laddove non esistessero, di dare vita a forme di aggregazione in grado di crearne di nuove e ad hoc.

In realtà quando si tratta di alzare la voce, sbraitare o incrociare le braccia l'italiano medio è tutt'altro che insofferente al richiamo della protesta, anzi, è decisamente ricettivo.

L'Italia è il Paese degli scioperi, dei cortei e delle manifestazioni di dissenso per antonomasia.
Volendo generalizzare e servendoci di immagini stereotipate, l'italiano medio è bravissimo a protestare.
Lo è un po' meno quando si tratta di capire i motivi per i quali protesta, le ragioni reali che hanno condotto ad una determinata situazione (che non sono mai quelle urlate dal demagogo di turno, sia esso un politico o meno), senza la consapevolezza delle quali è impossibile formulare ricette alternative.

Perchè se la diagnosi di una malattia è sbagliata vien da sè che è impossibile curarla in modo efficace.

E purtroppo quello che assai frequentemente l'italiano medio non sa fare, dopo che la protesta è finita, è scegliere una proposta politica alternativa in modo responsabile, consapevole e intelligente, facendosi invece guidare dall'umoralità, dal livore, da preclusioni di natura ideologica e aprioristica e subendo il fascino di seduzione dell'affabulatore di turno (che non è quasi mai migliore di quello contro il quale si sta inveendo).
Quindi per quanto mi riguarda la risposta alla domanda contenuta nel titolo è "no", il vero problema non è l'apatia (vera o supposta) degli italiani.
Il problema è tutto il resto.

Possibile vie d'uscita diverse dal mantenimento dello status quo o da una rivoluzione che probabilmente cambierebbe le facce ma non la qualità e la competenza delle elites che si trovano ai posti di comando?

Al momento faccio fatica a scorgerne.

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