giovedì 31 gennaio 2008

RIFLESSIONI SULL'ATTUALE SITUAZIONE POLITICA

Nella giornata di ieri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo una giornata di riflessione, ha comunicato pubblicamente la sua decisione, annunciando di aver affidato un incarico esplorativo all'attuale Presidente del Senato Franco Marini.
Queste le parole del Capo dello Stato:
«Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto oggi pomeriggio al palazzo del Quirinale il presidente del Senato Franco Marini, al quale ha conferito l'incarico di verificare la possibilità di consenso su una riforma della legge elettorale e di sostegno ad un governo funzionale alla appovazione di tale riforma e alla soluzione delle decisioni più urgenti. Il presidente del Senato riferirà nel più breve tempo possibile».
Marini, commentando la decisione di Napolitano, ha affermato:
«So bene che si tratta di un impegno gravoso, perché so che nelle attese dei nostri cittadini c'è un'attenzione forte alla modifica della legge elettorale. I tempi sono stretti, cercherò di trovare un punto di equilibrio tra le diverse esigenze. Impegnerò in questo compito tutta la mia determinazione».

Le posizioni delle varie forze politiche sono note.
Tutta la Cdl, ad eccezione dell'Udc che si è invece dichiarato possibilista, chiede a gran voce la scioglimento anticipato delle Camere e le elezioni anticipate (così come l'Udeur di Clemente Mastella), mentre nel centrosinistra il Partito Democratico (sostenuto da Rifondazione Comunista e dai Radicali) insiste per dar vita ad un governo di breve durata che faccia la riforma elettorale, posizione non condivisa dai Comunisti Italiani di Oliviero Diliberto che chiedono o un nuovo governo sostenuto però dalla stessa coalizione che ha vinto le elezioni nel 2006 o nel caso questo sia impossibile le elezioni anticipate.

Prima di iniziare la mia analisi metterei in evidenza l'incoerenza di coloro i quali chiedono con più veemenza un governo istituzionale criticando con toni aspri il centrodestra per il fatto di volere le elezioni anticipate.
Riporto qui di seguito una serie di dichiarazioni rilasciate da esponenti della coalizione di centrosinistra:
-«Se cade Prodi lo scenario più rispettoso della volontà degli elettori è che si vada a votare: non vedo francamente maturare le condizioni per larghe coalizioni o governi tecnico-istituzionali.»
(Piero Fassino, segretario Ds, 30 ottobre 2006)
-«Se cade questo governo si va a elezioni anticipate.»
(Piero Fassino, segretario Ds, 22 settembre 2007)
-«Se cade Prodi si va al voto, un altro governo non c'è.»
(Piero Fassino, segretario Ds, 23 settembre 2007)
-«Larghe intese? Neanche per sogno. L'alternativa al governo Prodi è un rapido ritorno alle urne.»
(Anna Finocchiaro, capogruppo dell'Ulivo al Senato, 6 novembre 2006)
-«La logica è quella di legare al governo che nasce da un voto la durata della legislatura. Penso che dunque occorra, in questo caso, che chi fa cascare il governo sappia che finisce la legislatura.»
(Enrico Letta, esponente del Pd, 24 settembre 2007)
-Questo governo non ha alternative, dopo Prodi ci sono le elezioni.»
-«Un governo tecnico o istituzionale? Ma no, se Prodi dovesse cadere, dopo di lui ci sono soltanto le elezioni.»
(Francesco Rutelli, leader della Margherita, 25 luglio 2007)
-«Se dovessero accadere pasticci, cade il governo. Non ci sono larghe intese che tengano, a quel punto si va a elezioni.»
(Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione comunista al Senato, 30 ottobre 2006)

Detto questo, la mia opinione è in netta controtendenza rispetto a quella dei leader del centrodestra e a quella della stragrande maggioranza del suo elettorato. Ritengo infatti che un governo che duri non più diu 6-7 mesi sia la soluzione migliore.

Parto da un presupposto.
C'è un evidente problema di governabilità.
Nel 1994 Silvio Berlusconi vince le elezioni alla guida di una coalizione che comprendeva Forza Italia, Alleanza Nazionale, la Lega Nord, il Ccd e l'Unione di Centro, ma il suo governo dura solamente 8 mesi (dal 10 maggio del 1994 al 10 gennaio del 1995) a causa della Lega che fa venire meno il suo appoggio.
Nel 1996 l'Ulivo di Romano Prodi vince le elezioni, ma si assiste alla formazione di 4 diversi governi in 5 anni.
Nel 2001 la Cdl vince nettamente le elezioni (100 deputati e 50 senatori di vantaggio), ma nonostante questo l'azione del governo è fortemente condizionata da continui veti e ricatti da parte degli alleati di Berlusconi (tensioni testimoniate dalla sostituzione di due ministri dell'economia e culminate nella formazione di un nuovo governo nell'aprile del 2005), circostanza che l'ex premier rimarca ogni volta che qualcuno afferma che l'operato del suo governo è stato deludente rispetto alle attese.
Nel 2006 l'Unione vince le elezioni per una manciata di voti, ma l'estrma eterogeneità della coalizione, composta da forza politiche oggettivamente incompatibili tra loro, rende impossibile governare e dopo due anni caratterizzati da tensioni e litigi continui la settimana scorsa, il 24 gennaio, il secondo governo Prodi cade dopo non essere riuscito ad ottenere la fiducia in Senato.

Vincere le elezioni in modo fine a sè stesso, ovvero sconfiggere la coalizione avversaria ma non essere poi in grado di governare scontentando il proprio elettorato non serve a nulla. E senza una riforma elettorale questo meccanismo perverso si ripeterà all'infinito.
Se la Cdl ha avuto problemi durante la legislatura che è andata dal 2001 al 2006 non si capisce perchè le cose dovrebbero migliorare con una coalizione allargata che andrà dalla Fiamma Tricolare all'Udeur passando per la Lega, l'Udc e i liberali, ovvero un cartello elettorale che -come l'Unione- imbarca tutto e il contrario e di tutto, tenendo inoltre presente che la Cdl vincerà sì sicuramente le elezioni, ma l'entità dello scarto è tutta da verificare (un sondaggio di Renato Mannheimer pubblicato ieri sul Corriere della Sera dice che nel caso il Pd dovesse presentarsi da solo la Cdl otterrebbe il 51% dei consensi contro il 48,5% derivante dalla somma delle forze dell'ex Unione).
Insomma, il rischio che il centrodestra vinca ma che poi si ritrovi nelle stesse condizioni o quasi nelle quali si è trovato ad operare il governo Prodi negli ultimi due anni è più che concreto.

Un governo istituzionale conviene ai due maggiori partiti italiani, ovvero Forza Italia e il Partito Democratico.
Con una nuova legge elettorale Forza Italia e il Partito democratico avrebbero la possibilità di sfidarsi sapendo che questa volta chi vince tra loro due vince davvero, ovvero governa da solo.
Situazione che renderebbe l'Italia finalmente simile alle grandi democrazie occidentali, ovvero gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia.
E una nuova legge elettorale che consenta questo può scaturire solo da un accordo tra FI e il PD nel contesto di un governo sostenuto da entrambi oppure in seguito all'esito positivo del referendum, che però per essere svolto richiede che non si vada subito al voto.
Il referendum secondo la Costituzione non può infatti essere tenuto nell'anno successivo alle elezioni, e c'è da star sicuri che nel caso si andasse ad elezioni anticipate il prossimo governo, sotto la spinta dei partiti minori che lo compongono, metterebbe mano alla legge elettorale per annullarlo, legge elettorale che sicuramente non verrebbe modificata in direzione bipartitica.
L'unica soluzione è dunque un governo tecnico che vari una nuova legge elettorale o che non decida nulla ma che duri fino al referendum.
Ho sempre rimproverato a Forza Italia il fatto di non essersi spesa in favore del referendum che nel 1999 proponeva di eliminare la quota proporzionale introducendo il maggioritario secco, scelta che ha pagato nella legislatura successiva.
Commettere un altro errore di questo tipo sarebbe semplicemente suicida.
Un'ultima considerazione.
Se si andasse a votare tra due mesi il nuovo Parlamento non eleggerebbe il prossimo Presidente della Repubblica, e visto che da quando esiste la Seconda Repubblica i Presidenti sono sempre stati scelti dal centrosinistra la prospettiva di un Capo dello Stato espressione dell'area di centrodestra dovrebbe allettare i leader della Cdl.

Stabilità, governabilità ed esecutivi politicamente omogenei, decisionisti ed efficienti.
Rinunciare a tutto questo perchè non si può aspettare sette mesi sinceramente non mi sembra una grande idea.

lunedì 28 gennaio 2008

PER FORZA MI PIACE!


Da qualche settimana mi sono messo a guardare, più o meno assiduamente, la serie a cartoni animati made in Usa "South Park", trasmessa dal lunedì al giovedì alle ore 23.30 da Mtv Italia.
Lo guardavo già alcuni anni fa (Italia1 l'ha trasmesso per la prima volta nel 2000), ma a causa dei continui cambi di orario e di programmazione avevo smesso di seguirlo, fino a quando poco tempo fa, per puro caso, mi sono accorto che Mtv aveva iniziato a ritrasmetterlo in chiaro (in precedenza era visibile solo sul satellite).
Confesso di andare pazzo per l'umorismo dissacrante di "South Park".
Cercando notizie su internet ho anche capito il perchè.
I creatori del cartoon, Trey Parker e Matt Stone, sono entrambi iscritti al Libertarian Party.
Adesso è tutto chiaro...
Il prodotto scaturito dall'unione di due geniali menti libertarie non poteva non piacermi!

venerdì 25 gennaio 2008

IL GOVERNO PRODI E' CADUTO? SI', VABBE'... PARLANDO DI COSE SERIE...


La ragazza ritratta nella foto si chiama Haifa Wehbe, è libanese ed è una delle pop-star più popolari del mondo arabo.
I suoi video erano passati spesso sui canali di musica araba Melody Hits e Melody Arabia (sono rimasto assai sorpreso dal fatto che si vedono più video provocanti sui suddetti canali che non su Mtv Italia!), gli unici che guardavo oltre a quelli sportivi (anche perchè ovviamente del resto non capivo nulla).
La prima volta che l'ho vista è stata però in cartolina...
Mentre stavo passeggiando per strada la mia attenzione è stata attirata dalla foto che ho postato, mi sono fermato e ho detto:
"Ma questa è la ***** (nome oscurato per motivi di privacy)!"
Sì, perchè in questa foto è praticamente la controfigura di una mia amica, il "praticamente" è dovuto al fatto che probabilmente quella che conosco io è un po' più bella....
Il senso di questo post?
Nessuno, è che dopo la full immersion politica che ho fatto ieri (conversazioni interminabili con i miei amici sulla caduta del governo Prodi, sulle conseguenze e sugli scenari futuri) oggi mi sembrava più divertente dedicare un post ad Haifa Wehbe (ed indirettamente alla mia amica), tanto della caduta del governo ne parlano tutti gli altri...
E poi per parlare delle cose poco serie (ovvero di politica) c'è sempre tempo!!!

mercoledì 23 gennaio 2008

QUESTA ALLEANZA NON S'HA DA FARE

Lunedì sera, durante la diretta della prima puntata dell'ottava edizione del Grande Fratello, andata in onda su Canale 5, un gruppo di militanti della Fiamma Tricolore ha assaltato la "bolla" (una struttura in plastica trasparente situata a Roma a Ponte Milvio che al suo interno ospitava tre aspiranti concorrenti), sfruttando la vetrina offerta dal popolare reality per dare visibilità ad una loro battaglia politica.
Lo scopo dell'azione era infatti quello di accendere i riflettori e attirare l'attenzione dei media sulla proposta di legge presentata dalla Fiamma Tricolore inerente all'istituzione del cosiddetto "mutuo sociale" che, a detta dei promotori, avrebbe l'obiettivo di far fronte all'emergenza abitativa che sta affliggendo l'Italia.

Commentando l'episodio Giuliano Castellino, il presidente provinciale romano della Fiamma Tricolore, ha dichiarato:
«E' già iniziato il valzer della gogna mediatica. Nel silenzio totale che i media hanno alzato intorno alla nostra proposta di legge, la Fiamma Tricolore tenta di abbattere, con pacifiche ma eclatanti manifestazioni di dissenso, il muro di omertà e connivenze che impedisce a politici e giornalisti di fare il proprio dovere»

Riguardo il mutuo sociale linko un post scritto da Jinzo.
Per quello che mi riguarda, parlando in termini più generali, la presenza della Fiamma Tricolore e di Alternativa Sociale (un cartello composto da Azione Sociale, da Forza Nuova e dal Fronte Sociale Nazionale) all'interno della coalizione che nel 2006 ha sfidato l'Unione è stata per me motivo di forte imbarazzo.
Il centrodestra che sogno è un centrodestra che ricalchi quello francese, ovvero costituito da un blocco liberal-conservatore che rifiuta l'alleanza con l'estrema destra (rappresentata nel caso specifico dal Fronte national di Le Pen), indipendentemente dalla consistenza elettorale di quest'ultima, preferendo correre il rischio di perdere piuttosto che governare assieme a lei.
La Cdl vuole essere, come affermano i suoi principali leader, uno schieramento di centrodestra di tipo europeo, moderno e liberale?
Se la risposta (come mi auguro) è affermativa allora certi partiti, espressione di culture politiche incompatibili con il liberalismo, non possono avere diritto di cittadinanza all'interno di essa!

Nota a margine:
Una soluzione liberale al problema dell’emergenza casa (che è reale) è stata illustrata in un Briefing Paper prodotto dall’Istituto Bruno Leoni, dal titolo
“Sconfiggere Affittopoli. Come e perchè bisogna privatizzare le case”, consultabile qui.

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martedì 22 gennaio 2008

RASSEGNA STAMPA (2)

"Caffarra, i laici e il peso delle parole"
dal Corriere di Bologna del 19 gennaio 2008Il cardinale Caffarra, con il suo stile diretto, è intervenuto duramente sulla vicenda de La Sapienza. Non c’è dubbio che l’impedire la visita del Papa sia stato un odioso atto di prevaricazione. Tuttavia, alcune frasi della nota con cui il cardinale ha espresso la sua condanna dell’episodio, destano qualche perplessità. Innanzitutto laddove egli parla di un’umiliazione
«inferta alla comunità cattolica che si vede impedita … di dire le ragioni della sua speranza a un uomo sempre più smarrito». A noi non pare che al Pontefice, alle autorità e agli esponenti cattolici manchino le occasioni per esprimersi. Piuttosto, l’occasione perduta è stata quella di un confronto che si sarebbe potuto aprire con chi ricerca le «verità», al plurale e con la «v» minuscola, verità provvisorie e che provano ognuna a dirci qualcosa solo su minime porzioni della realtà. Un confronto con chi non crede che attraverso la ragione si possa giungere a scoprire «la Verità» ma pensa che essa sia appannaggio solo di chi ha la Fede. Poco propizio al confronto, invece, ci è parso l’invito rivolto «ad ogni uomo» a «riflettere sul capolinea a cui conduce un’idea e una esperienza corrotta di lacità». Il termine ‘corruzione’ evoca concetti quali quelli di «degenerazione» e «malvagità». Perché utilizzare un termine con una connotazione così negativa? Per stigmatizzare il settarismo di minoranze? Forse è eccessivo. O per svilire quel pensiero laico che ritiene che si possa costruire una «buona società» agendo «come se Dio non ci fosse» e che non percepisce per questo alcuna inferiorità etica e morale rispetto a quanti, invece, costruiscono la loro visione del mondo a partire dall’idea dell’esistenza di Dio? In questo secondo caso, e tante parole provenienti dalla Chiesa ci fanno pensare che una tale prospettiva non sia estranea ad essa, verrebbe a mancare il rispetto per una visione «altra» ma altrettanto legittima. Ma il rispetto reciproco non può mancare se si vuole preservare e anche migliorare una società che sia per tutti.
Sofia Ventura - articolo tratto dal sito dei Riformatori Liberali

giovedì 17 gennaio 2008

NESSUN VINCITORE

Questa mattina, in un clima di tensione, all'Università "La Sapienza" di Roma si è tenuta l'inaugurazione dell'anno accademico.
Un veloce riepilogo dei fatti.
Il Rettore dell'Università, Renato Guarini, aveva invitato Papa Benedetto XVI a presenziare all'evento e a tenere un discorso.
In seguito a questa iniziativa il professor Marcello Cini esterna la sua contrarietà, ricevendo l'appoggio di altri 67 docenti, che in data 23 novembre sottoscrivono una lettera indirizzata al Rettore.
Questo è il testo:
Magnifico Rettore,
con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l’intervento di papa Benedetto XVI all’Inaugurazione dell’Anno Accademico alla Sapienza.
Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: «All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto». Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.
In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l’incongruo evento possa ancora essere annullato.

Dunque il motivo principale per il quale l'invito a Benedetto XVI viene definito incongruo è la citazione di un filosofo anarchico, Feyerabend, fatta quando era ancora cardinale, attraverso la quale cercava di giustificare il processo a Galileo Galilei.
La vicenda passa sostanzialmente sotto silenzio fino a una settimana fa quando, in vista dell'avvicinarsi dell'evento e in seguito al mancato ritiro dell'invito al Pontefice, alcuni gruppi di studenti organizzano una protesta, occupano il rettorato e annunciano contestazioni nei confronti del Papa.
A questo punto i media danno grande risalto alla questione, l'eco diventa enorme e in seguito al polverone che si alza intorno all'evento due giorni fa, martedì 15 gennaio, Benedetto XVI comunica di rinunciare a partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico, rendendo pubblico il testo del discorso che avrebbe pronunciato.
La quasi totalità del mondo politico e dei commentatori stigmatizza e condanna l'accaduto, definendolo un grave episodio di intolleranza.

Inizialmente anche io la pensavo così.
Chi mi conosce o legge il mio blog sa che sono agnostico, a favore dell'eutanasia, della legalizzazione della prostituzione, della ricerca sulle cellule staminali embrionali, dell'introduzione del divorzio breve e del riconoscimento dei diritti per le coppie omosessuali.
Dunque le mie posizioni sono oggettivamente assai distanti da quelle di Benedetto XVI e della Chiesa Cattolica in generale su questi temi.
Ma ha tutto il diritto di esprimerle.
Se passa il concetto per cui si cerca di zittire chi ha opinioni opposte rispetto alle nostre allora non parla più nessuno.
Un gruppo di persone di sinistra cercherà di non far parlare un politico di destra, un gruppo di persone di destra cercherà di non far parlare un politico di sinistra, un gruppo di anticlericali cercherà di non far parlare un membro del clero, un gruppo di fondamentalisti religiosi cercherà di non far parlare un laico.
Siccome ci sarà sempre qualcuno che ha idee diverse se si fa largo l'idea che è lecito imbavagliare chi non la pensa come noi tanti saluti alla democrazia e alla libertà di espressione.
Se alcuni docenti non gradivano la presenza del Papa potevano tranquillamente non presenziare, magari organizzando un contro-convegno.
La stessa cosa valeva per gli studenti.
Il giorno dopo ogni commentatore, nel caso non avesse condiviso le parole di Benedetto XVI, avrebbe avuto tutto il diritto di criticarle duramente.
Inoltre, alcune delle motivazioni addotte contro la presenza del Papa (oltre alla citazione di Feyerabend) fanno acqua.
Ad esempio Cini scrive:
Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c'è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali. Ignoro lo statuto dell'università di Ratisbona dove il professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla quale mi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parte esclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioni universitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell'ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis tenuta in una università della Repubblica italiana.
Ma il professor Joseph Ratzinger è stato docente in quattro università tedesche pubbliche (Bonn, Münster, Tübingen e Regensburg), e per quanto riguarda l'insegnamento della teologia le prestigiose università (pubbliche) della Sorbona, di Oxford, di Cambridge e di Harvard hanno tutte una facoltà di teologia.
Inoltre il professor Cini predica bene ma razzola male.
Contesta la presenza di Benedetto XVI in quanto simbolo dell'antitesi tra fede e ragione, sostenendo che la scienza deve essere libera da condizionamenti e quindi non assoggettata a dei dogmi religiosi (giusto), ma ha un'opinione diversa se l'assogettamento e la natura dei dogmi alla quale la scienza deve sottostare sono di natura politica.
Infatti, come riportato da "L'Occidentale", nel maggio del 1970 Cini scriveva:
"Sono due i casi: o si attribuisce all'elettronica la virtù di costruire il socialismo, e allora gli Stati Uniti sono il primo paese socialista del mondo, o si riconosce che lo sviluppo dell'elettronica in regime capitalistico serve a rendere il capitalismo ancora più forte, e allora non si capisce perché gli operai, i tecnici, i lavoratori che lottano contro il capitalismo dovrebbero scaldarsi tanto per gli obiettivi che (Giuseppe) D'Alema addita loro"
(...)"la prima e più importante scienza da sviluppare per il proletariato è la critica dell'economia politica"
(...)"Nel regime capitalistico la scienza diventa mezzo di produzione (e) dunque capitale, e in quanto tale si contrappone come potenza esterna all'operaio e lo schiaccia, rendendolo strumento di fini a lui estranei".

Dunque una mentalità non molto più aperta di quella di Benedetto XVI.
Cambia la natura dell'ideologia in base alla quale si cerca di plasmare la realtà (dogmatismo marxista anzichè dogmatismo religioso) ma sempre di ideologia si tratta.
Infine, se come scrive giustamente Lexi Amberson Mohammad Khatami e Mahmoud Ahmadinejad hanno parlato in un'università americana non si vede perchè il Papa non dovrebbe parlare in un'università italiana.

Riflettendo un po' sulla questione ho però modificato la mia opinione.
Intervistato, uno dei professori ha affermato che un analogo atteggiamento sarebbe stato tenuto anche se il destinatario dell'invito fosse stato il Dalai Lama, un rabbino o un imam, sostenendo che l'inaugurazione dell'anno accademico è un evento dal forte valore simbolico, che quello che non è andato giù è stata la mancata previsione di un contraddittorio e che in qualunque altro momento che non fosse l'inaugurazione dell'anno accademico le porte dell'università sarebbero state aperte per il Papa così come per qualunque autorità religiosa, ricordando l'assegnazione di una laurea honoris causa a Giovanni Paolo II e dicendo che non vi sarebbe alcun problema a conferirne una anche a Benedetto XVI.
Se le cose stanno effettivamente così allora si tratta di una posizione condivisibile.
Come ho appena ricordato è vero che negli Stati Uniti è prassi che nessuno si metta a disquisire sulla legittimità di un invito, ma è anche vero che di norma il discorso pronunciato da una personalità di spicco sia seguito da un dibattito, da un confronto con la platea, da un contraddittorio e che può sì parlare chiunque, ma questi sa anche di poter legittimamente essere oggetto di contestazioni (come avvenuto ad esempio nel caso del presidente iraniano Ahmadinejad).
Certo, Benedetto XVI ha risposto ad un invito formulato dal Rettore, non è colpa sua se non era previsto un contraddittorio, ma nessuno gli avrebbe impedito di parlare.
Il servizio d'ordine (che verosimilmente sarebbe stato imponente) avrebbe evitato rischi per la sua incolumità.
Sarebbe stato contestato, questo sì.
Ma pretendere di esprimere le proprie idee senza la possibilità di essere contestati (civilmente, ovvio) è un po' presuntuoso.
D'altra parte non si capisce perchè Benedetto XVI dopo aver compiuto un viaggio in Turchia in un momento in cui le frizioni fra mondo occidentale e mondo islamico erano elevatissime e dove (lì sì!) vi erano reali rischi per la sua incolumità faccia dietrofront rifiutando di andare alla Sapienza per evitare una banale contestazione.

In questa vicenda ne escono tutti male.
Ne esce malissimo il Rettore, che ha gestito la vicenda in modo a dir poco imbarazzante, dimostrando di non possedere la minima capacità organizzativa (far tenere il discorso ad una personalità appartenente alla comunità scientifica e far intervenire il Papa al termine della cerimonia ufficiale prevedendo un dibattito e la possibilità da parte della platea di poter interloquire con il Pontefice ponendo quesiti non richiedeva alcuno sforzo particolare e avrebbe evitato un mare di polemiche).
Ne esce male Benedetto XVI, perchè non ha risposto nel merito ai rilievi sollevati dai docenti e perchè ha dimostrato un atteggiamento rinunciatario e veramente poco coraggioso.
Ne esce a pezzi l'immagine dei laici, che da oggi verranno confusi gli individui che occupano proprietà pubbliche, con gli appartenenti ad un collettivo o ad un centro sociale.
Persone ultra-ideologizzate (che l'ideologia sia religiosa o atea cambia poco), quindi l'esatto contrario di chi è veramente laico.
Come giustamente hanno scritto Grendel e JimMomo abbiamo a che fare con utili idioti e venduti.
E' veramente imbarazzante dover combattere certe battaglie con a fianco individui del genere, che infangano termini quali "laicità" appropiandosene indebitamente e creando agli occhi dell'uomo medio un'immagine distorta del laico.
Ecco, direi che per un liberale autentico questa è la cosa in assoluto più triste.

lunedì 14 gennaio 2008

CONSIDERAZIONI SULL'ABUSO DELLA CREDULITA' POPOLARE


Il Codice Penale italiano prevede, all'articolo 661, il reato di "abuso della credulità popolare". Personalmente ritengo che questo articolo sia odioso, sia da un punto di vista concettuale sia per l'uso che solitamente ne fanno le autorità giudicanti (leggi scelta degli individui che vengono messi sotto accusa).
Non ho mai capito perchè un cartomante, un sensitivo, un medium o un venditore di amuleti possono essere legalmente persegiti per abuso della credulità popolare, mentre un parroco che si fa pagare per una messa per un defunto o i gestori del santuario di Lourdes no.
Se il principio è quello secondo cui il guadagno realizzato attraverso affermazioni o eventi non dimostrabili scientificamente è una truffa, che differenza c'è tra la lettura dei tarocchi per conoscere il futuro e la promessa del paradiso?
O tra l'oroscopo e la liquefazione del sangue di S.Gennaro?
Perchè un "mago" è un ciarlatano truffatore mentre un ministro di culto di una religione con milioni di adepti è una figura rispettatata? Nessuno si sognerebbe di denunciare quest'ultimo come un truffatore, eppure entrambe le figure fanno riferimento a fenomeni irrazionali e non dimostrabili scientificamente (i miracoli, la vita ultraterrena...).
E non mi si risponda che la fa il numero dei credenti.
Nell'antichità la quasi totalità dell'umanità era politeista, ma non per questo gli dei esistevano veramente.
Il fatto che un grandissimo numero di persone creda in qualcosa che non si può provare in modo certo ed inequivocabile non rende questa convinzione automaticamente vera.
Ripeto, esoterismo e religioni "convenzionali" fanno entrambe appello ad una credenza verso qualcosa di non dimostrabile attraverso parametri scientifici.
Però un cartomante è considerato un truffatore perchè si fa pagare per qualcosa che razionalmente non è possibile fare (predire il futuro), mentre la stessa cosa non vale per organizzazioni che influenzano lo stile di vita di miliardi di persone e che hanno volumi di affari enormi (in primis attraverso le donazioni dei fedeli) parlando di entità soprannaturali onnipotenti, di dimensioni ultraterrene, di miracoli, di anima e di vita che prosegue oltre la morte.
A scanso di equivoci...
Non voglio perseguire penalmente i ministri di culto.
Una persona ha tutto il diritto di aderire ad una religione, se questo la fa stare bene.Ma una persona ha ache il diritto di credere nella divinazione.
Quello che trovo molto ipocrita è che esista un reato che si chiama "abuso della credulità popolare" che però non viene applicato nello stesso modo verso tutti quei soggetti che fanno riferimento a fenomeni non dimostrabili scientificamente.
Secondo me un reato del genere non dovrebbe esistere, laddove non lede i diritti di terze persone ognuno ha diritto di credere in quello che vuole, ma nel caso esista non ci possono essere disparità di trattamento.
Prima di chidere si impone una precisazione.
Ovviamente dò per scontato che gli individui agiscano in maniera assolutamente libera e volontaria.
E' superfluo sottolineare che in presenza di situazioni di coercizione (plagio, intimidazione psicologica, minacce, violenze) siamo di fronte a reati che vanno giustamente perseguiti dall'autorità giudiziaria.