Queste sono le parole utilizzate da Tiraboschi:
"Lo abbiamo deciso nel rispetto del pubblico dei più piccoli,non si può correre il rischio di confondere la realtà con la fantasia.
(...)il wrestling su Italia Uno l’ho portato io, e quindi non ho mai dubitato della bontà della scelta. E penso che finora fosse innocuo, al pari delle commedie di Bud Spencer e Terence Hill. Finché si tratta di botte tra personaggi al confine tra i supereroi dei fumetti e i protagonisti dei cartoni animati, mi sembra che si rientri nei giusti canoni dello spettacolo e del divertimento.
(...) quando la cronaca nera più efferata contamina la nostra proposta, allora Italia Uno non ci sta più. Benoit era un idolo dei bambini, e non si può continuare a mostrare uno spettacolo in cui uno dei protagonisti ha ucciso moglie e figlio."
Premesso che un direttore di rete ha tutto il diritto di sospendere un programma, quello che mi chiedo è: se per caso un calciatore avesse ucciso in modo efferato i propri familiari qualcuno avrebbe forse decretato la sospensione immediata del campionato o le reti televesive che ne detengono i diritti avrebbero forse stracciato i contratti televisivi sottoscritti?
La risposta ovviamente è no.
Il macabro episodio di cronaca nera che ha coinvolto Chris Benoit dovrebbe rimanere confinato nella sfera del privato, e non ne dovrebbe pagare le conseguenze un intero movimento.
Il punto è che sul wrestling pende da sempre un pregiudizio di tipo moralistico, in virtù del quale viene ritenuto uno spettacolo diseducativo e violento, e che come tale andrebbe abolito.
-E' finto.
Non è del tutto vero...
E comunque la sua funzione è quella di divertire gli spettatori, e se questo scopo viene raggiunto che importanza ha la prsenza o meno di un copione?
Per molti mettersi in poltrona e guardare il wrestling non è molto diverso che guardare un film in dvd...
-E' violento.
Perchè, sport veri, seri e rispettati come la boxe, la lotta libera o la kickboxing forse non lo sono?
-E' diseducativo, specialmente per i più piccoli.
Innanzi tutto c'è la convinzione che il wrestling sia guardato quasi esclusivamente dai bambini, il che non è assolutamente vero, basterebbe recarsi a guardare uno spettacolo dal vivo per rendersene conto.
E poi dipende sempre dallo spirito con cui uno lo guarda.
Ovviamente è compito di un adulto impedire che un bambino di 5 anni lo guardi da solo e insegnargli a non prenderlo troppo sul serio.
Se un bambno di quell'età venisse irresponsabilmente "parcheggiato" davanti alla tv senza controllo e gli capitasse di vedere un inontro di pugilato ed il giorno dopo a scuola per spirito di imitazione prendesse a pugni un compagno la colpa non sarebbe certo del pugilato.
Anche le immagini del telegiornale ad un bambino vanno spiegate, ma questo non vuol dire che i telegiornali siano diseducativi!
Il nodo centrale è che molto spesso sui media vengono riversate aspettative e responsabilità sproporzionate rispetto alle loro finalità, e se si inizia a cadere in una spirale di tipo moralistico-censorio che in nome di finalità messianiche come la pretesa di "plasmare" l'opinione pubblica e più in generale la società sulla base di non meglio specificati valori e principi le conseguenze possono essere molto gravi.
Limitazione della creatività, della libertà di espressione e di pensiero...
Sotto la scure del perbenismo ipocrita rischiano via via di soccombere gli sport "violenti", i film che non siano prettamente "culturali", i videoclip musicali, i riferimenti al sesso, i videogiochi...
Insomma, ancora una volta il problema è sempre uno: fronteggiare l'attacco di chi vorrebbe ridurre la nostra libertà.
Da più parti si richiedono con sempre maggiore insistenza crociate di tipo moralistico, che in ambito televisivo credo lascerebbero in vita le previsioni del tempo e poco altro...
Ovviamente da liberale convinto è un'ipotesi che ripugno!