domenica 17 giugno 2007

PILLOLE DI SCIENZA (1): PIANETI ABITABILI

19 Maggio 2007
GLI ASTRONOMI SCOPRONO UN NUOVO PIANETA "ABITABILE"
Alcuni ricercatori svizzeri ed europei hanno annunciato la scoperta del primo pianeta al di fuori del sistema solare con caratteristiche propizie allo sviluppo della vita.
di Adam Beaumont

Chiunque stia pensando di fuggire dalla Terra in direzione del nuovo astro è avvertito: il pianeta si trova a 20,5 anni luce oppure a 240 trilioni di km di distanza.
Il pianeta, ancora senza nome, è stato scoperto da un gruppo di ricercatori dell'Osservatorio dell'Università di Ginevra.
Rispetto alla Terra, il corpo celeste situato fuori dal sistema solare (esopianeta) ha un raggio superiore di una volta e mezzo, una forza di gravità doppia ed una massa cinque volte più importante.
Gli astronomi stimano che la sua temperatura media oscilli tra gli 0 e i 40 gradi centigradi, ciò che lascia aperta la possibilità dell'esistenza di acqua.
"Abbiamo tutti gli ingredienti per lo sviluppo della vita", sostiene Stéphane Udry, astronomo all'osservatorio ginevrino.
"Siamo di fronte a qualcosa di solido o con acqua e più o meno delle stesse dimensioni della Terra. Inoltre, la gravità non è troppo eccessiva e la distanza dalla sua stella è tale da permettere l'esistenza di acqua in forma liquida", spiega a swissinfo.

SPAZIO COSMICO
Il pianeta è stato scoperto utilizzando lo spettrografo Harps (High Accuracy Radial Velocity Planet Searcher), un particolare strumento di progettazione elvetica posto sul telescopio dell'Osservatorio europeo meridionale di La Silla, in Cile.
La sua stella, la cui luminosità corrisponde ad un cinquantesimo di quella del sole, è tra i cento astri più prossimi al nostro sistema solare."È molto vicino a noi", per usare le parole di Udry.
Un'affermazione probabilmente esatta nel contesto cosmico, ma decisamente ingannevole in termini comuni."La distanza che ci separa è pari a quella che divide la Terra dalla luna - 400mila km - moltiplicata per 600 milioni", rileva Michel Mayor, direttore dell'Osservatorio di Ginevra.
Le possibilità di poter lanciare una sonda esplorativa alla volta dell'esopianeta - analogamente alla missione su Marte della NASA - sono remote tanto quanto la posizione dell'astro.
"È un'impresa impossibile: ci vorrebbero secoli o addirittura millenni, per raggiungere il pianeta", osserva Udry.

PIANETI ABITABILI
Due progetti spaziali, uno in Europa (progetto Darwin) e l'altro negli Stati Uniti (Terrestrial Planet Finder), si prefiggono di saperne di più sugli esopianeti abitabili. E questo nonostante le"astronomiche" (è il caso di dirlo) distanze del cosmo.
"Grazie alla luce proveniente da un pianeta si può iniziare a studiare la composizione chimica della sua atmosfera", spiega Stéphane Udry."Possiamo osservare se c'è acqua e addirittura se sono presenti delle forme di vita. Ad esempio, se ci troviamo di fronte a grandi quantità di ossigeno abbiamo ragione di pensare che ci deve essere qualcosa di vivente, che appunto ha prodotto l'ossigeno".
Per gli astronomi di Ginevra, scovare tracce di vita nello spazio è importante sia dal punto di vista filosofico, che da quello sociologico. Secondo loro, più le nostre conoscenze sullo sviluppo della vita dell'universo sono ampie, meglio riusciremo a capire il nostro pianeta.
"Con l'avanzare delle ricerche ci convinciamo che è solo una questione di tempo, e di tecnologie, prima di scoprire, su altri pianeti, forme di vita analoghe alla nostra", conclude Udry.
(traduzione e adattamento: Luigi Jorio)

Fonte: www.swissinfo.org

mercoledì 13 giugno 2007

QUALCHE CONSIDERAZIONE SULL'IMMIGRAZIONE

Generalmente una delle accuse che viene rivolta con maggiore frequenza allo schieramento di centrodestra è quella di razzismo e xenofobia.
Personalmente quelli che accusano di razzismo e xenofobia gli elettori del centrodestra mi fanno ridere.
Un razzista è qualcuno che nutre disprezzo verso qualcun altro a priori, indipendentemente dal comportamento e dalle azioni, tipo i membri del Ku Klux Klan.
Ovviamente sull'imbecillità di queste persone non mi soffermo neanche.
L'atteggiamento opposto è invece quello del buonismo irresponsabile e politicamente corretto.
Per scaricarsi la coscienza di fronte alla povertà che dilaga in certe parti del mondo ci si dichiara a favore dell'immigrazione incontrollata, cosa che ci fa pensare di essere "buoni" perchè si offre un'occasione a tutti, sapendo benissimo che il nostro Paese non è in grado di risolvere il problema della povertà che affligge il Terzo Mondo da solo, che molti di quelli che arriveranno qui non troveranno mai un lavoro, che saranno costretti a dormire sulle panchine, nelle case abbandonate, in condizioni igenico-sanitarie insostenibili, disorientati perchè sradicati dal loro mondo...
Però offrire questo tipo di prospettiva secondo qualcuno vuol dire essere buoni, vero?!
E' ovvio che questo comporti che alcuni decidano di vivere di espedienti perchè costretti, senza contare ovviamente che se l'immigrazione è incontrollata statisticamente arriveranno anche i criminali "per vocazione", e questo non fa altro che produrre, non tanto paradossalmente, l'effetto opposto da quello desiderato dai buonisti, ovvero il diffondersi del pregiudizio e dell'intolleranza.
Se io non conosco qualcuno verosimilmente sarà il contatto con lui che formerà in me un'opinione.
E' chiaro che se a causa dell'immigrazione incontrollata, che in quanto tale non seleziona, la mia esperienza pratica fa sì che la maggior parte degli immigrati con cui ho a che fare è protagonista di atti illegali anche se ero partito mentalmente "neutro" e senza pregiudizi in me prenderà corpo lo stereotipo negativo dell'immigrato, mentre se il primo contatto fosse stato diverso il mio giudizio sarebbe stato positivo.

Esaminiamo invece l'impostazione culturale del becero popolo di centrodestra.
Prendiamo la Bossi-Fini...
Si diceva:
Un immigrato che arriva nel nostro Paese deve dimostrare di avere un lavoro e un'abitazione, e non deve avere precedenti penali nel proprio Paese di origine.
Se una persona non ha mai commesso reati statisticamente è molto probabile che non lo farà neanche in Italia, ed il fatto che abbia un lavoro e un'abitazione rende improbabile il ricorso ad atti illegali (l'Istat infatti certifica che gli immigrati regolari commettono percentualmente meno crimini degli italiani).
Si dice:
"C'è un gran numero di lavori che gli Italiani non sono più disposti a fare"
Benissimo...
Poichè c'è un gran numero di persone disposte ad emigrare ho la possibilità di scegliere, ed i criteri principali ovviamente non possono che essere la fedina penale e le qualifiche professionali.
Questo fa sì che un certo numero di individui abbia la possibilità di fuggire dalla miseria e dalla povertà costruendosi una vita migliore, che l'economia italiana (e quindi tutta la società) ne tragga beneficio e che l'incontro di culture diverse (in virtù del processo di selezione) non generi tensioni e non alimenti sentimenti di odio reciproco.
Qualcuno potrebbe rispondermi:
"Ma così rimangono escluse un gran numero di persone!"
Certo, ma se la nostra economia non è in grado di assorbirle non sarebbero comunque riuscite a costruirsi una vita migliore anche venendo qui e avrebbero comunque continuato a vivere in condizioni disperate, con l'aggravante che ciò comporta per noi problemi di ordine pubblico e di aumento della criminalità, fenomeni che sono alla base dell'intolleranza e del razzismo e che in ultima analisi danneggiano proprio quegli immigrati onesti che a parole tutti vorremmo aiutare!
Lascio giudicare a chi legge quale fra le tre impostazioni che ho descritto sia quella di maggior buonsenso.
Eh già, ma poi quelli di centrodestra sono "xenofobi e razzisti"...

martedì 12 giugno 2007

PILLOLE DI STORIA (1): ALLENDE

Riporto la risposta che Sergio Romano (un conservatore a cui gli Stati Uniti non stanno troppo simpatici) ha dato ad un lettore del Corriere della Sera all'interno della rubrica "Lettere al Corriere" (questo è il link della pagina originale)...


19\09\2005
Un altro 11 settembre: il Cile di Allende
In questi giorni si è tornati spesso sulla vicenda umana e politica di Salvador Allende, sul suo tentativo di socialismo e sui suoi drammatici ultimi giorni di vita. Mi pare che oggi si possa dire che politicamente sono stati i partiti socialista e comunista a ucciderlo, perché non hanno accettato il referendum popolare che invece Allende voleva. Questo mi porta a pensare che Allende credesse in una democrazia popolare, e che ad essa non credessero invece le formazioni politiche che lo hanno portato al potere: è anche per questo che l'esperimento cileno fallì?

Gianni Mereghetti Abbiategrasso (Mi) ,

Caro Mereghetti, una lettrice, Barbara Cuoco, si è chiesta invece perché il quarto anniversario dell'11 settembre 2001 abbia oscurato, nella nostra memoria, il ricordo di un altro 11 settembre, ventotto anni fa, quando un colpo di Stato militare in Cile mise fine all'esperimento socialista di Salvador Allende. Per la verità quella vicenda cilena non è mai uscita dall'orizzonte della nostra attenzione. Ne abbiamo parlato ripetutamente quando il generale Pinochet, leader del golpe, venne arrestato a Londra su richiesta di un giudice spagnolo. Ne abbiamo parlato quando emersero dall'archivio del Dipartimento di Stato alcuni documenti sulla politica degli Stati Uniti in quel periodo. Ne ha parlato recentemente Antonio Carioti nel Corriere a proposito di altri documenti, di origine sovietica, sui rapporti che il Kgb aveva con lo stesso Allende. E continuiamo a parlarne, nel contesto della politica italiana, quando ci accade di ricordare che il compromesso storico, proposto da Enrico Berlinguer sulle colonne di Rinascita, fu per molti aspetti il risultato del golpe cileno. Dopo avere assistito alla disfatta di Allende, Berlinguer giunse alla conclusione che i comunisti avrebbero avuto responsabilità di governo soltanto se il Pci e la Democrazia cristiana avessero concordato una strategia comune. Ma l'osservazione di Barbara Cuoco e la sua domanda, caro Mereghetti, mi confermano indirettamente nella convinzione che la vicenda cilena del 1973 non susciti più, nemmeno a sinistra, le deplorazioni e le condanne con cui venne esaminata e commentata per molti anni. Visto alla luce di ciò che è accaduto nell'ultimo trentennio, l'esperimento del Fronte popolare cileno non rappresenta più un modello a cui i partiti progressisti possano ispirare la loro azione. Anzitutto la vittoria di Allende fu fragile e contestabile. Alle elezioni presidenziali del 1970 giunse primo con una maggioranza relativa (il 36,3%) e s'installò al vertice dello Stato con il voto determinante, al Congresso, dei parlamentari democristiani. Dopo la vittoria, il nuovo presidente sembrò attenuare i propositi più radicali del programma elettorale, ma in una conversazione con Régis Debray (il compagno del Che nella foresta boliviana) disse che il proletariato si sarebbe imposto alla borghesia. Non basta. Convinto che la polizia non potesse proteggerlo dai controrivoluzionari, creò una guardia politica personale e permise che il Mir (movimento della sinistra rivoluzionaria) collocasse alcuni dei suoi esponenti nella cerchia presidenziale. La sua politica economica fu ispirata dalla estrema sinistra (nazionalizzazioni, esproprio di società straniere, vertiginosi aumenti del salario minimo) e dette risultati catastrofici. Il tasso di crescita andò progressivamente declinando, la produzione agricola scese del 16,8%, l'inflazione bruciò rapidamente i vantaggi salariali concessi nei mesi precedenti. Il colpo di grazia fu dato dallo sciopero dei camionisti, forse finanziato dalla Cia. In un Paese lunghissimo (4220 chilometri) la paralisi dei trasporti su strada creò grandi disagi e accese l'incendio dell'irritazione popolare. Allende fu travolto da un colpo di Stato a cui l'America probabilmente non fu estranea. Ma la grande manifestazione popolare con cui il presidente sperò di fermare i generali e di suscitare in alcune formazioni militari un movimento di lealtà repubblicana, non ebbe luogo. Prima di perdere il potere aveva perduto, con i suoi errori politici, il consenso di buona parte della società cilena. La sua nobile morte merita di essere ricordata con rispetto, ma credo la sua presidenza, quasi trent'anni dopo, susciti anche nelle sinistre più dubbi che consensi.


Ovviamente lo scopo di questo post non è quello di rivalutare l'orrendo regime di Pinochet, che da liberale condanno senza mezze misure, ma quello di sottolineare che in Cile, a differenza di quanto sostengono molti, gli Stati Uniti non hanno realizzato un colpo di Stato che ha sostituito un regime democratico con una dittatura, ma che anche il regime di Allende non era propriamente democratico, e che purtroppo per i cileni in quel particolare contesto storico la scelta non era fra la dittatura e la democrazia, ma semplicemente sul colore politico e sulla collocazione internazionale della dittatura che li doveva governare.

domenica 10 giugno 2007

LIBERTA' DI PROSTITUIRSI

Un recente articolo pubblicato sul Corriere della Sera mi ha indotto a scrivere un post sull'argomento prostituzione.
Giuliano Amato, attuale ministro dell'Interno, ha affermato in più occasioni di voler rendere illegale la prostituzione e di non essere minimamente interessato alla tutela della privacy nei confronti dei clienti delle prostitute, opinione che ha suscitato molti consensi e dalla quale personalmente dissento in modo radicale.
In che cosa consiste la prostituzione (che, lo vorrei ricordare, non è praticata solamente dalle femmine, ma anche dai maschi, cosa della quale ci si dimentica un po' troppo spesso...)?
Nel fatto che un individuo accetti di fornire una prestazione sessuale in cambio del pagamento di una cifra precedentemente concordata.
Ovviamente chi fornisce la prestazione deve farlo in maniera volontaria, e vista la particolare natura del servizio offerto oltre che la volontarietà l'altro presupposto fondamentale deve logicamente essere quello della consapevolezza (ovvero chi sceglie liberamente di prostituirsi deve necessariamente essere maggiorenne); laddove queste condizioni vengano rispettate in base a quali motivazioni si può razionalmente giustificare il divieto a prostituirsi?
Alcuni diranno che il fatto che non vi sia sfruttamento e che la scelta sia fatta in assoluta libertà non consente comunque di giustificare la prostituzione per motivi di carattere etico e morale.
Da liberale il quesito che pongo è sempre lo stesso:
quando un'azione è compiuta su base volontaria e non lede i diritti di terze persone chi si può arrogare il diritto di ergersi a giudice supremo decretando quello che è "morale" e quello che non lo è?
I motivi per i quali due persone decidono di fare sesso possono essere i più svariati..
Per procreare, come atto d'amore che suggella una profonda intesa psicologica ed emotiva, per puro piacere fisico...
Ovviamente una persona (a maggior ragione se si tratta di un credente) ha tutto il diritto di pensare che il sesso non debba essere scisso dai sentimenti, ma non può estendere ed imporre questa sua convinzione a tutto il resto della società!
-"Prostituirsi non può essere considerato un lavoro, la mercificazione del corpo è degradante"
Perchè utilizzare il mio corpo (del quale sono proprietario) per guadagnare dei soldi dovrebbe essere degradante se lo decido liberamente?
Una persona particolarmente bella che lavora come modello o modella non guadagna forse dei soldi attraverso l'utilizzo del proprio corpo?
E una persona che di natura ha una notevole forza fisica che gli consente di essere ingaggiata per lavori manuali particolarmente faticosi?
E una persona che ha la fortuna di nascere con particolari doti fisiche che le consentono di intraprendere una carriera sportiva?
-"Una persona che sceglie di prostituirsi non può mai farlo liberamente, anche quando apparentemente non è costretta da nessuno alla base ci devono necessariamente essere disagi di natura psicologica"
E' del tutto opinabile...
-"Una persona che decide di gudagnare soldi facendo sesso con degli estranei può farlo solo perchè costretta dalla povertà"
A parte che non è vero...
Potrei riportare decine e decine di biografie di ragazze che hanno scelto di intraprendere la carriera di pornostar pur proveniendo da famiglie economicamente benestanti per puro divertimento...
E comunque sia il fatto che una persona lavori per soddisfare esigenze economiche vale per il 99% degli individui, chi sceglie la prostituzione volontariamente lo fa perchè la considera un'alternativa migliore ad altri tipi di impieghi o alla disoccupazione.
Ripeto, quello che va accertato sono consapevolezza e volontarietà, per cui sì alla repressione feroce nei confronti di chi obbliga qualcuno a prostituirsi minacciando e picchiando e a chi fa arrivare nel nostro Paese decine e decine di ragazze con l'inganno organizzando autentiche tratte delle schiave, ma no alla demonizzazione in assoluto della prostituzione sulla base di non meglio specificate ragioni etiche e morali!
Ovviamente non ignoro le conseguenze connesse alla prostituzione, ovvero il dilagare del degrado e della criminalità nei quartieri dove viene maggiormente praticata, ma questa è la conseguenza del proibizionismo statale che l'ha consegnata nelle mani della criminalità organizzata.
A mio avviso una soluzione ottimale potrebbe essere quella che è stata utilizzata in Germania con la creazione di Artemis, avvenuta in occasione dei mondiali di calcio che si sono tenuti in quel Paese lo scorso anno: una struttura lussuosa e dotata di ogni confort dove vengono garantiti elevati standard igenici e di sicurezza, all'interno della quale lavorano circa 100 ragazze con turni liberi scelti da loro stesse e dove si arriva a guadagnare anche 10.000 euro al mese.
La prostituzione in Germania è sata legalizzata a partire dal 2001: le prostitute sono soggetti fiscali, con diritto all'assistenza sanitaria e alla pensione, ed esiste un sindacato delle professioniste (Hydra) e uno dei clienti (Lust und Prostitution).
Per ciascuna ragazza ogni casa di appuntamenti paga una tassa di circa 20 euro al mese; da questa tassa solo il municipio di Colonia incassa 700 mila euro ogni 30 giorni.
Purtroppo temo che falsi moralismi, ipocrisie e potenti lobby criminali ben intenzionate a non farsi scippare di un settore che fattura cifre elevatissime faranno sì che per l'Italia una svolta autenticamente liberale sarà impossibile (o comunque assai difficoltosa) anche in questo settore.

sabato 9 giugno 2007

UNA DOMANDA PER L'ONOREVOLE DILIBERTO

Roma,9 giugno 2007
"Non sono imbrazzato a essere qui e sarei incoerente a non manifestare. Sono comunista ma non sono stupido: manifesto contro Bush e non contro il governo. Chi manifesta contro il governo non ha la mia adesione"
L'autore di questa dichiarazione è l'onorevole Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, lo stesso che durante la campagna elettorale per le elezioni politiche dello scorso anno aveva aspramente criticato Silvio Berlusconi "per aver stretto le mani grondanti di sangue di George W. Bush".

Forse sarò ingenuo, ma mi chiedo:
Che differenza c'è fra la stretta di mano di Berlusconi e quella di Prodi?
Se Bush è un criminale che causa la morte di migliaia di innocenti a causa delle sue guerre decise sulla base di biechi interessi economici perchè è giusto contestarlo ma non bisogna invece contestare Prodi che gli stringe la mano dicendo che l'alleanza è più salda che mai?
Perchè in buona sostanza Berlusconi che stringe la mano al "criminale" Bush va contestato in quanto suo alleato e quindi complice e Prodi che fa la stessa identica cosa no?

Si attendono risposte...

mercoledì 6 giugno 2007

PROMESSE FINITE NEL DIMENTICATOIO

Sarebbe fin troppo facile scrivere un post che parla del caso Visco e della sua gestione da parte del governo, della recente batosta elettrale subita dall'Unione nelle elezioni amministrative o della travagliata nascita del Partito democratico...
Preferisco invece parlare di due promesse fatte dall'Unione che sono completamente sparite nel dimenticatoio...

Qualcuno si ricorda delle dichiarazioni di Prodi durante la campagna elettorale che precedette le elezioni politiche del 2006?
In materia di sostegno alla famiglia (argomento che adesso è diventato molto caldo) Prodi criticò la misura del governo Berlusconi in base alla quale per ogni figlio nato lo Stato erogava un bonus di 1000 euro, definendola "una tantum" che non incideva in modo adeguato sul problema e che la questione doveva essere affrontatata in modo più ampio, arrivando a proporre un'alternativa di portata colossale, che prevedeva l'erogazione da parte dello Stato di 1000 euro per ogni bambino nato tutti gli anni fino al compimento dei 18 anni.
Alle ovvie accuse di impraticabilità economica della suddetta proposta e di demagogia Prodi si difese dicendo che la lotta all'evasione avrebbe fornito le risorse necessarie e che la proposta era fattibile.
Ora, tralasciando il fatto che da liberale avverso l'assistenzialismo di Stato, la domanda è:
per caso questa mirabolante proposta che nemmeno il miglior Berlusconi avrebbe avuto il coraggio di formulare ha forse visto la luce?
E' forse stata oggetto di qualche dibattito?
Oviamente no, è stata immediatamente cancellata e rimossa dalla memoria all'indomani del voto!

Nel corso della conferenza stampa che si è tenuta qualche settimana fa per illustrare il bilancio del primo anno del suo governo il premier Romano Prodi ha dichiarato:
"il Parlamento ha approvato poche leggi in questa legislatura per una interpretazione eccessivamente estensiva dei regolamenti parlamentari"
Pronta la replica del Presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti:
"Il Presidente del Consiglio forse è fuorviato dalla scarsa dimestichezza con le Aule" e "Basta con la scorciatoia dei decreti legge"...
Ora, sono il primo a sostenere una riforma istituzionale che conferisca più poteri al Presidente del Consiglio e al governo, ma allora perchè sempre l'anno scorso tutta l'Unione con Prodi in testa ha condotto una campagna feroce contro la riforma costituzionale varata dal centrodestra, demonizzandola attraverso l'utilizzo di espressioni apocalittiche e paventando spettri quali la perdita della democrazia, quando quella riforma, pur con tutte le sue imperfezioni, andava verso quella direzione che oggi auspica Prodi?
Qualcuno potrebbe rispondermi che quella riforma aveva molti difetti.
E' vero...
Ed infatti molti esponenti dell'Unione dissero che per varare quei correttivi condivisi da tutti (potere di revoca dei ministri, potere di scioglimento delle camere, riduzione del numero dei parlamentari) non occorreva votare una brutta riforma costituzionale che cambiava un gran numero di articoli della Costituzione, ma che si sarebbe potuto tranquillamente raggiungere un accordo in Parlamento, in seguito al quale queste modifiche (a detta di tutti necessarie) sarebbero tra l'altro entrate in vigore molto prima di quanto previsto con la riforma della CdL, che aveva tempi di attuazione piuttosto lunghi.
Alla fine gli elettori attraverso il referendum hanno bocciato quella riforma, ma l'Unione si è completamente rimangiata la parola ed il tema delle modifiche alla Costituzione è completamente sparito dall'agenda politica.

Oltre a sottolineare che il governo ha disatteso alcune importanti promesse, quello che mi chiedo è:
Possibile che nessun giornalista abbia chiesto conto di ciò a qualche esponente del governo chiedendo spiegazioni?
Tutti con la memoria corta?
Mi piacerebbe tanto ricevere una risposta...

SEGNALAZIONI (2)

Segnalo (con un colpevole ritardo dovuto ad impegni di natura universitaria) un'iniziativa in favore della laicità che mi è stata fatta conoscere da Angelus...

sabato 2 giugno 2007

OGGI NON E' SOLO LA REPUBBLICA A COMPIERE GLI ANNI..


Probabilmente non interessa a nessuno, ma visto che un blog proprio serve anche per scriverci le stupidate...
Oggi è il mio compleanno!